Primi passi con Home Assistant: da dove cominciare

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Home Assistant – come spiegato nelle pagine dedicate a cosa sia un HUB personale nonché come sceglierne uno – è tra i più noti e conosciuti tra questi importanti componenti (gratuiti) dedicati alla realizzazione della propria domotica personale.Raspberry Pi in mano

Innanzitutto: niente paura!

Tale strumento, gratuito, è sviluppato da una community Open Source e ha lo scopo di uniformare e armonizzare tutte le componenti della propria domotica (pre-esistenti come future), indipendentemente dal produttore e dalle tecnologie, al fine di renderle interoperabili e automatizzabili nel funzionamento. Online è disponibile una DEMO operativa per farsi un’idea di come funziona l’interfaccia (consultabile da computer, smartphone, tablet).

Per dotarsi di questo validissimo strumento è necessario avere a disposizione una rete Wi-Fi domestica e uno dei seguenti dispositivi:

  • Raspberry Pi e che, alternativamente:
    • abbia già a bordo il sistema operativo Raspberry OS (Raspbian);
    • sia nuovo, non installato (SD card vergine);
  • Un mini-PC Intel NUC;
  • Un PC basato su uno dei seguenti sistemi operativi:
    • Microsoft Windows;
    • Apple macOS;
    • Linux (genericamente);
  • Una NAS con sistema operativo FreeNAS;
  • Una NAS Synology;
  • Un dispositivo basato su sistema operativo Armbian;
  • Un sistema di virtualizzazione basato su, alternativamente:
    • Docker;
    • VAGRANT
    • Proxmox

Il nostro consiglio spassionato è quello di utilizzare una NAS oppure, ancora meglio, un Raspberry Pi (al più un Intel NUC). Questo perché questo tipo di dispositivi sono concepiti per consumare pochissima energia elettrica ed essere mantenuti operativi 24 ore su 24, come è previsto in ambito domotico per l’introduzione di un HUB personale (come, in questo caso, Home Assistant).

Una volta deciso l’ambiente nel quale eseguire Home Assistant, alcune delle nostre guide vengono in aiuto:

N.b. Noi sconsigliamo fortemente l’adozione di Home Assistant su personal computer Windows o Mac per l’uso ordinario. Tale tipo di implementazione è consigliata semmai solo per “farsi un giro” sull’ambiente, provarlo, farsi un’idea. Altrimenti, la soluzione è Raspberry Pi (o analoghi).

Raspberry Pi

Per quanto riguarda Raspberry Pi (ovvero il più utilizzato tra i micro-computer per svariati motivi), le strade sono quattro:

  • installare HASSIO, ovvero un’installazione di Home Assistant “chiavi in mano”, dedicata a chi è davvero totalmente a digiuno di tecnologia (e che sopratutto non si considera in grado di imparare);
  • installare HASSIO su Docker, ovvero un’installazione di Home Assistant “chiavi in mano”, dedicata a chi è quasi totalmente a digiuno di tecnologia ma che permette di mantenere un minimo di autonomia rispetto all’installazione “pura” di HASSIO (la quale si impossessa totalmente di Raspberry). Si tratta di una soluzione “a metà” – che non vi consigliamo (tende ad essere una strada lentamente abbandonata e comunque problematica);
  • installare Raspberry OS (Raspian) – il sistema operativo “tradizionale” per Raspberry – e poi installarvi sopra Home Assistant Core come applicativo Python su venv oppure, se si è meno preparati, installare Home Assistant Core come container Docker. Entrambe le scelte sono similari, e sono le nostre preferite.
La prima strada è quella spianata. Si trasforma Raspberry Pi in un pezzo di ferro che una cosa deve fare e quella fa: gestire Home Assistant. Ha il vantaggio di essere immediata, ma alla lunga potrebbe presentare tutti i problemi di un sistema chiuso – tradotto: non potrai farci altro che quello per cui è concepito HASSIO, ovvero gestire la domotica.
HASSIO – così si chiama – è una distribuzione molto comoda per i poco pratici di tecnologia, sopratutto perché – oltre ad essere chiavi in mano – offre uno store interno (gratuito, tranquilli) che permette di installare componenti aggiuntive con un semplice click (queste, per esempio).
La seconda è simile: permette di installare HASSIO (con la sua facilità d’uso, il suo store interno e quant’altro sia previsto in questa distribuzione) in modalità virtuale su Raspbian (o su altri sistemi che dispongano dell’ambiente di virtualizzazione Docker): in sostanza si ottiene il risultato di poterlo usare, pur mantenendo la libertà di movimento offerta dal sistema operativo tradizionale di Raspberry. Si tratta però di una strada non poco problematica, la quale ultimamente ha avuto svariati problemi e che non vi consigliamo.
La terza strada è forse la più complessa ma è di certo quella che se affrontata lascia maggiori residui di cultura nella testa di chi consegue l’obiettivo nonché quella che lascia più spazio di manovra negli usi paralleli (con altri software) di Raspberry Pi. Adottare Home Assistant Core è certamente la strada che consigliamo, se avete un minimo di cultura informatica. Volendo c’è una piccola scorciatoia per chi non ha troppa dimestichezza, ovvero l’installazione di Home Assistant Core su Docker, come spiegato sopra.

Ciò detto: quale sia la strada che si intraprenda si può sempre tornare indietro e ricominciare. Su questo tema specifico abbiamo dedicato una scheda ad hoc che riassume le cose da fare per iniziare – per ciascuno degli scenari.
La trovate qui.

Per gli altri sistemi esistono molte altre guide (esterne, in inglese).


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