Domotica personale, da dove cominciare. Una lista della spesa

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FOCUS: SPENDERE POCO, OTTENERE MOLTO

Vi diciamo come faremmo noi. Anzi, come abbiamo fatto noi.

  1. Farsi una cultura.
    Ragazzi, le cose non si improvvisano. L’improvvisazione è geniale a teatro, durante un colloquio o quando si flirta, ma non nella realizzazione della propria domotica personale. Essa non è così complicata e costosa come – pare quasi si siano impegnati a tal fine – vogliono farci credere. Però bisogna capire bene di cosa si parla, farsi un quadro chiaro – e per questo, se volete, c’è il nostro percorso di formazione (gratuito).
    Il primo passo? Quello di levarsi dalla testa la frase “la domotica serve per accende le luci col cellulare“.


  2. Domotizzare una abat-jour.
    Avete una lampada da comodino? Partite da quella. 10 euro e passa la paura, ma avrete fatto la vostra prima esperienza – e dove falliste, al massimo avrete investito una cifra limitata. Qui vi spieghiamo cosa serve e come farlo.
    Oppure volete domotizzare, chessò, lo scaldabagno? Idem, ve lo spieghiamo facilmente.


  3. Scegliere un proprio HUB personale.
    Come spiegato nell’ultimo passaggio del nostro percorso di formazione, è fondamentale partire col piede giusto, e il piede giusto sta nello scegliere un ambiente UNICO dal quale controllare  – man mano che si avanza, tutte le vostre componenti.
    Non solo controllare, ma “far interagire tra loro” (la pentola d’oro è nascosta proprio in questo concetto). Magari prima di passare al punto successivo, testarlo sul proprio computer (Win, Mac, Linux) per capire se la cosa fa al caso proprio – o meno.
    SPOILER: no, Alexa o Google Home non fanno questo, anche se sembra lo facciano.


  4. Comprare un Raspberry Pi.
    Con pochi euro di spesa (intorno ai 100 euro) si acquista la chiave di un mondo – e non solo in senso domotico. Con Raspberry Pi si realizza la qualunque, basta cercare su Google. Comunque sia, una volta comprato e installato configurateci sopra il vostro HUB personale scelto in precedenza. Prendeteci confidenza.
    Al di là di tutto, se prima di comprare Raspberry Pi volete proprio fare un giro di prova sul vostro futuro HUB personale… beh, come detto installatelo semplicemente sul computer, che sia un Windows, un Mac o un computer con Linux a bordo.
    Trovate tutte le guide nella sezione contenuti.


  5. Ora alzare il tiro, e modificare la configurazione dell’abat-jour precedentemente domotizzata in modo da introdurla nel vostro ambiente domotico, ovvero sul vostro HUB personale.

Da qui in poi si tratterà – ma è un percorso da fare nei propri tempi, nei passi che si riterrà opportuni – di andare ad aggiungere alla configurazione dell’HUB gli elementi che si hanno già in casa (sia quelli già domotici, sia quelli domotizzabili con un po’ di ingegno – vedi l’abat jour). L’appetito – ve lo garantiamo – vien mangiando.

La vostra domotica crescerà con le vostre esigenze, in modo strutturato e sostenibile. Com’è giusto sia. Basta seguire inDomus day-by-day per capire quanto si può fare con un HUB personale. Semplicemente, ancora non lo sapete.

Per qualunque dubbio chiedete a chi ci è già passato e oggi beneficia, avendo speso pochissimo, di un ambiente strutturato, gestibile, armonico.

Se avete dei dubbi sul perché domotizzare casa… beh, leggete qui.

Ho deciso quale HUB personale per la mia domotica, e adesso?


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