“Casa domotica in vendita”, non fatevi fregare

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L’avvento – concreto – della domotica alla portata di tutti (quella che noi abbiamo battezzato “domotica personale“) ha solleticato l’interesse non solo dell’utente comune (curioso di elevare il grado tecnologico della propria abitazione) ma anche quello di soggetti diversi, quali gli ovvi produttori di impianti e tecnologia e, inevitabilmente, degli immobiliaristi.

Il mercato della compravendita immobiliare è da sempre un mondo ad elevata competizione: lo sanno bene i tanti che vivono di questo, professionisti per lo più seri (purtroppo inquinati talvolta dalla presenza di personaggi senza scrupoli) che muovono, non con fatica, il mercato degli immobili in Italia e nel mondo. Va da sé che la ricerca di leve di marketing sempre nuove sia alla base del successo: anni fa abbiamo assistito alla nascita della certificazione energetica che, per anni, è stata utilizzata come parametro quasi principale nel  tentativo di vendere un’immobile; oggi assistiamo all’uso della domotica col medesimo scopo.

Ecco perché è tanto importante non cascare in (eventuali) tranelli legati all’uso/abuso del termine “domotica” in questo ambito.

chiavi

Spesso tra gli annunci immobiliari si legge “casa domotica in vendita” – con conseguente proiezione sul pezzo finale. Sì, perché va da sé che una smart home valga obiettivamente di più di una identica ma non domotica (i motivi li abbiamo spiegati qui), il punto è mettersi d’accordo su cosa significhi “casa domotica”.

Teoricamente anche un immobile dotato di tapparelle elettriche è, in qualche modo, considerato “domotico”, ma si tratta di una ovvia esagerazione. In casi migliori, invece, ciò che va per la maggiore delle soluzioni chiavi in mano che consentono sì di accendere le luci, gestire il calore (la produzione o l’abbattimento estivo), definire degli scenari: questa è sicuramente domotica. Ma è di valore?

Per capirlo è sufficiente domandare con chiarezza all’agente immobiliare (il quale a sua volta si informerà) i dettagli tecnici della soluzione adottata. Questo è un passo fondamentale che molti dimenticano di fare. Possiamo considerare effettivamente domotico un immobile che, insieme ai vari dettagli relativi all’impiantistica, fornisca:

  • piena certificazione di legge relativa agli impianti elettrici e domotici;
  • l’elenco puntuale delle componenti in esercizio (dal singolo attuatore al singolo sensore, e così via);
  • i dettagli tecnici delle modalità di controllo.

Un impianto così concepito, chiavi in mano, può certamente essere considerato “domotico”.
Qualsiasi altra cosa:

  • non certificata;
  • vaga in termini di caratteristiche funzionali;
  • senza specifiche tecniche

ci sentiamo di affermare che si tratti, sostanzialmente, di uno specchietto per le allodole del quale lo stesso immobiliarista può anche essere, va detto, involontariamente all’oscuro.

Ciò detto, anche un impianto chiavi in mano non è detto che offra più valore intrinseco all’immobile solo perché presente.
O meglio: lo fa, bisogna però capire quanto.

QUESTIONE DI DETTAGLI

Per farlo è necessario addentrarsi nei dettagli che sono stati forniti e ragionare, cosa fondamentale, in modo corretto. Il problema di certe soluzioni, infatti, è rappresentato dall’inevitabile – e odioso – vendor lock-in: in soldoni significa trovarsi, in futuro, legati mani e piedi a chi ha prodotto l’impianto. Un domani si rompe un componente? Andrà sostituito da uno della stessa marca – e magari installato da un’installatore specializzato piuttosto che da un “comune” elettricista. Senza parlare poi di componenti introdotti ex-novo: è possibile integrare altre componenti? Se sì, come? E se non è possibile, perché la soluzione è “chiusa”?

Come sappiamo il cuore di una vera domotica personale moderna passa dagli HUB personali, ovvero soluzioni (software o hardware) che consentono di integrare “un po’ di tutto” sotto lo stesso tetto: l’ideale, quindi, è trovarsi di fronte a un impianto certificato basato su un HUB personale di qualche tipo (degno di tale nome) che consenta, nel tempo, l’integrazione di nuovi componenti e servizi. Se questo rappresenta l’optimum (molto improbabile), una situazione comunque positiva è quella in cui i singoli componenti installati in casa siano sufficientemente standard e aperti in modo da essere integrabili, in un futuro, con un vostro HUB personale. Un domani che la soluzione chiavi in mano inizialmente presente dovesse diventare “stretta” o comunque obsoleta, sarebbe sufficiente dotarsi di un proprio HUB personale e limitarsi ad integrare le componenti esistenti in pochi, semplici passi.

Conclusioni

Abbiamo dunque capito come davanti a un annuncio di “casa domotica” ci si trovi potenzialmente in uno dei seguenti scenari:

  1. un “finto” impianto domotico (no certificazioni, funzionalità limitate, dettagli tecnici mancanti);
  2. un impianto domotico chiavi in mano “chiuso”, che coordina componenti non di mercato o comunque non facilmente integrabili;
  3. un impianto domotico chiavi in mano “chiuso” o uno basato su HUB personale “open” ma che sfrutti componenti di mercato facilmente integrabili.

Nel primo caso, scappate a gambe levate – oppure fate presente, argomentando, perché quel surplus di prezzo sia totalmente immotivato. Nel secondo caso la cosa è già più accettabile, perché effettivamente si parla di impianti domotici propriamente detti – ma occhio a quanto viene chiesto per questo “plus” e sopratutto tenete a mente il fatto che quella soluzione, un giorno, potrebbe (da appurare quanto) rendersi obsoleta e non scalabile tramite componenti di mercato. La terza casistica è quella che invece effettivamente motiva un certo sovrapprezzo in più: si tratta non solo di impianti certificati, ma anche di impianti scalabili nel tempo, che garantiscono la durata dell’investimento e la loro espandibilità futura.

Volendo c’è un quarto scenario: quello di non optare per una casa “già domotica” e, piuttosto, investire (a valle dell’acquisto) nella propria cultura, imparando dalle basi, progressivamente e nei propri tempi, cosa sia la domotica personale e come si fa.
Per questo, la community di inDomus è qui per voi.


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