HUB personali

Percorso di formazione – Capitolo 8
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Come scegliere un HUB personale

tempo di lettura E COMPRENSIONE: 4 minuti

Eccola qui, la pagina più importante di tutta inDomus.

Gli HUB personali dunque, ovvero la chiave di volta in una domotica personale di vero valore.

Se si son lette le pagine precedenti dedicate alle nozioni di base è giunto il momento di fare luce sulla realtà che motiva l’esistenza di questo sito e i suoi scopi didattici: l’esistenza di software che fungono da “BRIDGE/Gateway” e da “Centrali automazione (HUB)“: da qui in poi li chiameremo

HUB personali“.

Da qualche anno la vivace comunità Open Source ha dato vita a diversi progetti, tutti di grande valore, tali da permettere a chiunque di dotarsi (gratuitamente!) di uno o più HUB personali per la propria domotica.

Lo scopo di un proprio HUB è quello di armonizzare, in un unico ambiente e in un’unica interfaccia, dispositivi molto diversi tra loro, sopratutto se prodotti da produttori diversi.
Un unico tetto per tutta la nostra domotica.

Il problema, come spiegato precedentemente, è che l’adozione di componenti domotiche diverse, di produttori diversi, con certificazioni di compatibilità diverse (quali Apple HomeKit, Google Home, Amazon Alexa ecc.) creano un ambiente domotico tutt’altro che integrato e armonico: la lampada della camera la controllo con la tale app, il condizionatore della sala con un’altra che però magari non funziona con lo smartphone di mia moglie, l’irrigatore che controllo vocalmente con Amazon Alexa ma non con Siri, e via così.

Un incubo.
La tecnologia deve migliorare la vita, non complicarla.

Gli HUB personali indirizzano e risolvono precisamente questo problema. Concepiti in logica modulare, gli HUB personali sono software che possono essere arricchiti con componenti aggiuntive – gratuite – le quali permettono ad accessori, sensori, dispositivi, componenti di diversa natura di interagire tra loro, indipendentemente dal produttore e dalle tecnologie, rendendoli così controllabili e automatizzabili tramite un unico ambiente operativo, sfruttabile tipicamente tramite Web oppure tramite gli strumenti di gestione finale descritti nel capitolo precedente.

Inoltre, l’adozione di questi HUB permette, in molti casi, di rendere domotico qualcosa che, di suo, non lo sarebbe, senza renderne necessaria la sostituzione con un componente più moderno. Ma a questo arriviamo per gradi.

L’enorme valore nell’introduzione di un HUB personale nella propria domotica quindi sta:

  • nel dotarsi di un unico ambiente armonico presso il quale controllare qualsiasi componente presente in domotica – anche di differenti produttori e differenti tecnologie di base;
  • nell’automatizzare il funzionamento della domotica, facendo interagire dispositivi diversi che nativamente non potrebbero farlo;
  • nel controllare remotamente la domotica utilizzando un unico “ponte di comando”;
  • nel fare tutto questo… gratuitamente.

Le soluzioni disponibili

Mondo Apple

Partiamo dall’analisi (e dalle opportunità) rispetto a chi possieda almeno un dispositivo Apple iOS (iPhone/iPad) e comunque solo dispositivi Apple.

HOMEBRIDGE

Homebridge LogoApple, come spiegato nel capitolo precedente, si è dotata di quello che è – attualmente – un validissimo ambiente di gestione domotica, ovvero Apple HomeKit. Non si tratta né di tifoseria né di particolare amore verso il brand della mela morsicata: è un semplice dato di fatto. Apple è obiettivamente l’unico big player ad essersi, sin qui, sforzato in tal senso.

Apple HomeKit infatti espone un set di accessori attualmente ineguagliato dagli altri player sia in termini di funzionalità sia in termini di completezza e facilità d’uso. Inoltre, la centralità dell’applicazione “Casa” (o “Home”) permette agli utenti di gestire e automatizzare tutti i dispositivi compatibili Apple HomeKit da un singolo ambiente.
Tale applicazione è a tutti gli effetti una centrale di automazione.

Il problema sta però nella presenza o meno della certificazione HomeKit nel vari componenti domotici presenti sul mercato.

I dispositivi compatibili con questo standard sono ancora relativamente pochi e, sopratutto, molti potrebbero già possedere sensori, attuatori e dispositivi domotici NON compatibili HomeKit – specie se economici – ma perfettamente funzionanti e adeguati al loro scopo specifico, almeno se pilotati dalle loro applicazioni.

La risposta è HOMEBRIDGE. Questo geniale progetto dello sviluppatore Nick Farina permette di creare un HUB personale compatibile HomeKit il quale, opportunamente configurato (tramite i moltissimi plugin aggiuntivi disponibili), ci permette di armonizzare larghissima parte dei prodotti domotici disponibili sul mercato NON nativamente compatibili HomeKit.

Risultato: ho un iPhone/iPad/Mac, mi doto di Homebridge, lo configuro e così controllo (e sopratutto automatizzo) TUTTA LA MIA DOMOTICA attraverso una singola, semplicissima applicazione, ovvero “Casa” di Apple iOS. Splendido.

Nb. In realtà abbiamo sin qui detto che i gli HUB personali sono centrali automazione, ovvero dove risiede la logica di gestione e di automazione (nonché di controllo): ecco perché in realtà riferirsi a HOMEBRIDGE come HUB personale è improprio. HOMEBRIDGE è infatti più un BRIDGE/Gateway che una centrale automazione: la logica, l’automazione, il controllo remoto vivono infatti dentro l’app “Casa” presente su ogni Apple iPhone e iPad. HOMEBRIDGE permette di veicolare verso quest’ultima componenti non nativamente supportati da “Casa” in quanto non certificati HomeKit. Fa molto di più, in realtà: permette, tramite alcuni elementi aggiuntivi, di domotizzare componenti non domotiche e renderle indirettamente compatibili con HomeKit.

Ciò detto, per semplicità considereremo HOMEBRIDGE un HUB personale.

Mondo non-Apple (oppure misto)

Qualora si posseggano strumenti di gestione finale di diverso tipo (Computer, oppure Tablet e Smartphone Android), le soluzioni sono le più disparate, ma noi ne citeremo tre:

  • Home Assistant
  • openHAB
  • Domoticz

Queste tre soluzioni software gratuite si equivalgono nelle funzionalità: sono tutte e tre BRIDGE modulari (possono essere arricchiti con componenti/plugin aggiuntivi per gli stessi scopi descritti sopra) oltre ad essere “Centrali automazione”, perché permettono di configurare, appunto, gli automatismi domotici che, nel caso dell’uso di HomeKit/Homebridge, sono decentrati sull’applicazione “Casa” di Apple.

Sono quindi veri e proprio HUB personali.

Tutti e tre dispongono di un’interfaccia web e di applicazioni dedicate (sia Android che iOS) per il controllo locale e/o remoto della domotica. Infine, sono compatibili con i maggiori Smart Speaker.

Home Assistant

Home Assistant iconHome Assistant è forse il più noto e il più apprezzato tra gli HUB personali. Tale software porta in dote un gran numero di componenti aggiuntivi (la lista completa è disponibile qui). Non è eccessivamente complesso da installare/configurare ed è – malgrado non sia quella più matura – la soluzione assolutamente consigliata. Si tratta di uno strumento validissimo che vale la pena di prendere in considerazione per la propria domotica. Ha un ritmo di evoluzione frenetico, il che lo posiziona al vertice delle preferenze di inDomus.

In caso si utilizzino strumenti di gestione finale “misti”, un grosso punto a favore di Home Assistant sta anche nell’integrazione nativa verso Apple HomeKit: le entità definite su Home Assistant possono infatti esser veicolate verso l’app “Casa” di Apple. Questo significa permettere di controllare la propria domotica sia tramite l’app Home Assistant sia tramite HomeKit (senza bisogno di Homebridge).

openHAB

openHAB Logo openHAB è un altro strumento al pari – ma superiore in maturità – di Home Assistant. Anch’esso dispone di un ampissimo basket di componenti/plugin disponibili per ampliarne le possibilità (vedi elenco), ma risulta essere più semplice da configurare rispetto a Home Assistant, al quale si equivale in termini di funzionalità.

Domoticz

Domoticz LogoIn utimo, Domoticz è una soluzione analoga alle prime due, ma complice il minor interesse della comunità Open Source è meno supportato e dispone di un numero inferiore di componenti aggiuntive utili alla sua espansione. Resta una buona soluzione alternativa alle due precedenti.

Come implementare un HUB personale

Un computer, serve un computer.

Per dotarsi di uno o più HUB personali (di solito se ne installa uno, ma nessuno vieta di implementarne più d’uno) è infatti necessario avere un vero e proprio computer collegato alla rete domestica sul quale installare il software necessario da caso a caso e che, sempre acceso, fornisca le funzionalità domotiche oggetto della questione.

Ma c’è un ma. Tenere acceso un computer tradizionale h24 costa molto, in termini energetici. Fermo restando che le soluzioni sopra elencate consentano l’installazione anche su computer Windows, Apple Mac o Linux, quel tipo di implementazione è da considerarsi solo a fini di sperimentazione, perché nell’uso quotidiano questo sarebbe un approccio economicamente non sostenibile.

Per implementare una domotica operativa, è necessario trovare un soluzione economicamente sostenibile, ed è qui che entra in gioco il – Dio lo benedica – Raspberry Pi.

In breve, Raspberry Pi è un microcomputer dal basso costo (intorno ai 30€) e dal basso assorbimento energetico (inferiore ai 10 watt/h) in grado di collegarsi alla rete e permettere l’esecuzione costante degli HUB personali sopracitati, nonché di altre decine di funzioni. Si consiglia di leggere questa pagina per scoprire qualcosa di più su questo insostituibile componete.

Percorso - Come scegliere un HUB personale

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