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Domotizzare il non-domotico

Domotizzare il non-domotico

L’UOVO DI COLOMBO

Uno dei più grossi scogli rispetto all’adozione della domotica è l’idea (corretta) di dover necessariamente sostituire elettrodomestici/dispositivi con modelli più recenti i quali supportino, di fabbrica, queste tecnologie. Un luogo comune che, a lungo, a tenuto tantissimi individui lontani da questa tecnologia.

Questo è stato anche il problema di chi scrive.

A suo tempo l’esigenza fu quella di riuscire a controllare il condizionatore tradizionale (un top di gamma, per quanto non domotico) tramite smartphone, in modo da accenderlo magari, se possibile, da fuori casa, oppure temporizzandolo. Per quanto potente, moderno, energicamente efficiente, la sua capacità di relazionarsi col mondo esterno in modo evoluto era zero; la possibilità di modificarlo a tal fine, magari con qualche kit proposto dal produttore stesso, nessuna.

Valeva forse la pena sostituire un potentissimo e modernissimo condizionatore (per quanto tradizionale) con uno nuovo, domotico? Ovviamente no, Ma la soluzione c’era e c’è. Fu infatti sufficiente porsi un’altra domanda, ovvero: “Ma io, normalmente, come lo controllo il condizionatore?

Risposta: “Beh, facile: col telecomando“. Ma cos’è, un telecomando? Un banale emettitore di raggi infrarossi. Ecco cos’è. Un oggetto praticamente preistorico, in termini tecnologici. 

Quindi:

  • se il mio condizionatore reagisce agnosticamente a un impulso a infrarossi;
  • se esiste in commercio un emettitore di raggi infrarossi controllabile tramite Wi-Fi;
  • se per tale emettitore esiste un componente software per il mio HUB personale in grado di pilotarlo…

…allora posso controllare domoticamente il mio condizionatore. Lo posso dunque “domotizzare”!

Basta quindi un banale emettitore di raggi infrarossi della Broadlink, integrarlo al proprio HUB personale (diciamo Home Assistant, per citare il più diffuso e utilizzato), ottenendo quindi il risultato. Alternativamente si sarebbe potuto optare per dispositivi concepiti espressamente per fare ciò (Tado° Climatizzatore Intelligente, Ambi Climate, Sensibo Sky eccetera), evitando all’utente di adottare un HUB personale (cosa che comunque consigliamo e consiglieremo sempre).

Ma questo è solo un esempio, anche piuttosto articolato. In realtà casi d’uso ce ne sono dozzine, e anche ben più elementari.

Questione di approccio

L’approccio fa tutta la differenza. Una TV, un decoder satellitare, un amplificatore (e chi più ne ha più ne metta) potranno anche non essere domotici, ma possono essere controllati (e quindi domotizzati) come sopra spiegato, tramite raggi infrarossi. Ma l’infrarosso non è la sola strada. Si possono domotizzare molti oggetti domestici tradizionali utilizzando tecniche miste, per esempio usando degli attuatori domotici (come gli interruttori intelligenti) oppure utilizzando radiofrequenze o altri escamotage.

Un altro esempio lampante è quello della domotizzazione di un telecomando radio rolling-code: molti dispositivi (sopratutto impianti d’allarme antifurto, cancelli ecc.) utilizzano questa tecnologia radio per essere intrinsecamente più sicuri, ma non offrono, spesso, alternative domotiche. Con la tecnica espressa in questo articolo si può facilmente ottenere il risultato di domotizzare ciò che non lo sarebbe.

Proseguendo con gli esempi, un altro è l’adozione di componenti “jolly” come ad esempio lo Shelly i3: un piccolo ed economico componente utilizzabile per disaccoppiare il funzionamento dei pulsanti/interruttori murali dall’effettiva esecuzione di comandi, dall’accensione delle luci ad altro.

Restando più sul banale: perché non domotizzare un ventilatore oppure uno scaldabagno elettrico tramite attuatori intelligenti? Semplicissimo e fattibile.


La domanda quindi da porsi (e da porre alla comunità online) è quindi sempre la stessa: “come controllo, oggi, il mio dispositivo?” Di conseguenza, la risposta scaturisce in una seconda domanda: “bene, come simulo l’attuale controllo tramite gli strumenti domotici a mia disposizione rispetto all’HUB che ho implementato?“.

Nella risposta c’è l’uovo di Colombo, ovvero riuscire a domotizzare ciò che non sarebbe domotico.

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