Domotica (e non solo): conviene “farsi” un Raspberry Pi?

Si tratta ovviamente di una domanda retorica: è chiaro come la risposta non possa essere che “sì”. Ma perché è così scontata?

Facciamo un rapido passo indietro.
Innanzitutto, cos’è Raspberry Pi?

Raspberry Pi è un micro computer delle dimensioni, più o meno, di un pacchetto di sigarette.
In sé contiene quanto serve per far funzionare un sistema operativo: un processore, una scheda grafica con uscita video HDMI, interfacce di rete (anche Wi-Fi) e USB, memoria RAM e un microscopico Hard Disk in formato microSD.

Raspberry Pi Enclosure

Insomma, per quanto piccolo, Raspberry Pi è in tutto e per tutto un computer.

Come spieghiamo anche nel nostro percorso gratuito di formazione sulla domotica, per avvicinarsi per gradi alla realizzazione (alla portata di tutti) di una domotica personale economica ma strutturata e armonica, ciò di cui primariamente è necessario dotarsi non è un grande numero di prodotti domotici slegati tra loro, ma bensì di un po’ di cultura (e per questo c’è inDomus) e, sopratutto, un HUB personale.

Gli HUB personali sono, per sommi capi, il “solaio” su quale poggiare la propria domotica. Non c’è compatibilità dichiarata dai produttori di dispositivi domotici che tenga: quel che conta in assoluto è che ciò che si acquista possa essere integrato su tali HUB. Su questo tema rimandiamo alla lettura del capitolo dedicato agli HUB.

Gli HUB sono software gratuiti, e i software girano sui computer. Per implementare un HUB in casa propria serve un computer.

Ma io un computer ce l’ho già!

Bene. Non c’è alcun problema nell’utilizzare un computer pre-esistente per gestire la propria domotica tramite un HUB personale su di esso installato, non fosse per il fatto di dover lasciare sempre acceso quel computer, pena la perdita delle funzionalità domotiche (ma la domotica, come scopriremo, non dorme mai).

Ecco entrare in gioco il Raspberry Pi.

Raspberry – tanto per cominciare – si alimenta con un comune caricabatterie Android e assorbe di picco circa 10 watt – ovvero una frazione rispetto ad un computer tradizionale, che in certi casi può arrivare anche a 300 watt, se non oltre.

Raspberry Pi 3 B+ board
Raspberry Pi 3 B+.

In secondo luogo, non solo può ospitare funzioni legate alla domotica, ma anche molte altre: dato che possiede una porta HDMI (le porte ormai comunemente presenti sulle TV), può essere utilizzata come riproduttore multimediale (eg. usando KODI, un altro software gratuito), oppure come stazione per videogiochi retrò (utilizzando, sempre gratuitamente, Retropie). Può anche essere usato come un computer vero e proprio: il sistema operativo Raspbian consente l’uso come un computer tradizionale, almeno per l’uso basilare d’ufficio o di web browsing. Infine, avete figli in età scolare con la propensione alla tecnologia? Beh: ci si può fare veramente di tutto.

In conclusione, il prezzo: si tratta di un dispositivo acquistabile intorno ai 30 euro (solo il corpo), oppure è disponibile in kit (con scatola di contenimento, alimentatore, SD, dissipatori fighi ecc.). I modelli più in voga ora sono il Model B o il B+ (sono uguali, il B+ è solo leggermente più veloce).

Quindi basso consumo, alto numero di funzionalità, basso prezzo: Raspberry Pi resta l’ideale per realizzare la propria domotica personale – e non solo.


In caso vogliate provarlo a scatola chiusa, lo trovate online a prezzi accessibili.
In caso vogliate approfondire, allora vi rimandiamo alla scheda dedicata agli HUB personali e come implementarne uno oppure un elenco più puntuale di pagine dedicate a questo piccolo grande computer.


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