OPEN BOARD: i sistemi anti-intrusione/d’allarme e la domotica personale 🚨

3 minuti di lettura
Una premessa.

Questa è la seconda scheda OPEN BOARD: si tratta di una particolare tipologia, qui su inDomus, segnata dalla caratteristica di essere orientata alla community. Di fatto è un esperimento: dato che alcuni temi tendono ad essere molto articolati e spesso molto sparpagliati sulla rete, vogliamo offrire alla community di appassionati dei punti di raccolta di informazioni relative a specifici argomenti il quali si arricchiscano proprio sull’esperienza specifica degli utenti.

Con ogni OPEN BOARD lanceremo un tema specifico, lasciando liberamente agli utenti dell community la possibilità di esprimersi – tramite i commenti della pagina – in merito alla loro propria, diretta esperienza, creando quindi un intreccio di contenuti utile a chiunque venga dopo il quale, a sua volta, possa fornire consigli e/o esperienze personali, nonché trovare degli interlocutori coi quali confrontarsi.

Il tema di questo OPEN BOARD sono le tattiche e le strategie personali messe in campo, presso la propria domotica, in ambito di impianti di allarme anti-intrusione. Si tratta di un tema enorme che, ovviamente, non può essere sviscerato nella sua interezza da un OPEN BOARD di inDomus; crediamo però ci siamo molto da dire e da imparare nella condivisione e negli scambi che possiamo innescare.


Allarme pannello comandi

Un sistema anti-intrusione è inteso, nell’accezione più classica, come un sistema passivo o attivo per impedire a malintenzionati di accedere in aree private non consentite, tipicamente casa nostra.

Il sistema anti-intrusione più antico è il ponte levatoio: lo sollevo e tu non entri; quello attivo, sempre nell’antichità, è il fossato pieno di coccodrilli: ci caschi e ti riduci a una macilenta massa informe senza vita nel giro di poco. Brutale, ma sicuramente efficace. 😈

Oggigiorno ci siamo evoluti – almeno in apparenza: specialmente nella seconda metà del ‘900, con l’avvento dell’elettronica abbiamo imparato a sviluppare sistemi attivi anti-intrusione e di allarme sempre più sofisticati. Sono apparsi i primi sensori di movimento (PIR), le prime telecamere, le prime sirene, le prime centraline intelligenti con caratteristiche anti-manomissione. Fisiologico che, all’alba degli anni ’20 del 2000, il passo evolutivo successivo sia quello di aggiungere a tali sistemi un’anima domotica.

Su questo tema il primo bivio da affrontare è quello tra i sistemi d’allarmistica nativamente domotici (di nuova generazione) e quelli tradizionali.

Quelli di nuova generazione sono sistemi più o meno strutturati in grado non solo di fornire una copertura anti-intrusione e d’allarmistica, ma anche di fornire all’utente interfacce di vario tipo (tipicamente informatiche) tali da permettergli di consultare lo stato dell’impianto, ricevere notifiche, visualizzare flussi video/audio e altro. I sistemi tradizionali, invece, sono quelli di vecchia generazione tipicamente “isolati”, al più in grado di comunicare con l’utente tramite linea telefonica (RTG e/o mobile) a fronte di specifiche situazioni (per esempio, in caso di effrazione).

Ma come integrare un sistema di allarme alla propria domotica basata su HUB personali?

La risposta è, come sempre, “dipende“. Nel caso dei sistemi di allarme più recenti, quelli nativamente domotici, solitamente essi forniscono dei sistemi di controllo finale mutuati ad app mobili (e/o per computer) disegnate ad hoc per governare l’impianto; qualora tali sistemi lo consentano (perché concepiti “aperti”), esistono componenti, addon, plugin per la propria domotica personale tali da riuscire ad integrare l’impianto alla propria domotica personale. Per portale degli esempi di impianti moderno con possibilità di integrazione, uno è quello delle soluzioni Antifurto365, le quali dispongono di un componente per Home Assistant per l’integrazione, oppure SmartAlarm, che dispone del componete per Homey. E così via.

Discorso completamente diverso, invece, per gli impianti tradizionali. Lì c’è poco da fare: bisogna ingegnarsi al fine di domotizzarli in qualche modo.

inDomus su quest’ultimo tema specifico si è spesa con uno specifico progetto in due parti funzionale e ambizioso: quello di riuscire a domotizzare (o meglio: controllarne armo, disarmo e innesco forzato) un impianto tradizionale utilizzando… ciò che si ha a disposizione. Non si tratta della pietra filosofale: è solo un progetto utile (come un po’ tutti gli altri) ad accendere una lampadina nella testa di chi legge, aiutandolo a trovare soluzioni a problemi apparentemente irrisolvibili. Inoltre, agli utenti Home Assistant abbiamo dedicato una panoramica specifica sul tema.

Quale sia la strada per integrare il proprio impianto, una volta ottenuto il risultato va da sé che l’utilizzo che se ne può fare è ampio: definire automazioni (magari legate all’uscita e al rientro in casa), consultare stati, aggiungere virtualmente elementi non necessariamente previsti dall’impianto di allarme e molto altro.


Concludendo, quello che vi chiediamo è: come fate, voi?
Se volete, raccontateci nei commenti a questa OPEN BOARD, qui sotto:

  • se già vi proteggete, che tipo di soluzione avete adottato;
  • se sì, se siete già riusciti a integrare il vostro impianto;
  • se no, quali perplessità eventualmente abbiate, e che strada vorreste perseguire;
  • se avete preoccupazioni tecnologiche e/o legate alla sicurezza complessiva;
  • quali sono, secondo voi, i must have in termini di sicurezza anti-intrusione nell’anno 2020.

Insomma: spiegateci come avete risolto – o come state risolvendo, o come vorreste – l’annosa questione del proprio sistema anti-intruisione in chiave domotica.

NOTA IMPORTANTE: Vi consigliamo, per evidenti questioni di sicurezza, di non fornire dettagli troppo spinti sul vostro eventuale impianto in uso, a meno che l’identità con la quale commentate il presente OPEN BOARD non sia chiaramente offuscata. Per vostra tutela, il crew si riserva di cancellare eventuali commenti che possano contenere informazioni a scapito della vostra sicurezza.

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