Il concetto di “integrazione” nella domotica personale

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FOCUS

Nella domotica personale, quello di integrazione – a differenza del concetto di compatibilità – è un concetto meno articolato ma, se possibile, ancor più importante.

Definizione

Per “integrazione” si intende la possibilità di astrarre un dato componente domotico (quale sia: dispositivo, attuatore, sensore ecc.) o funzionalità (eg. le previsioni meteo) al fine di renderlo una entità elementare disponibile presso il proprio HUB personale, come fosse un “mattoncino” da costruzioni.

Spiegazione

Dato che gli HUB personali sono piattaforme software per la gestione domotica centralizzata, integrarvi un componente e/o una funzionalità significa dimenticarsi del suo ambiente operativo e tecnologia originale (app mobile, cloud del produttore ecc.) per sfruttarne le funzionalità direttamente dalla centralità dell’HUB personale, non tanto perché tali funzionalità in qualche modo cambino, ma piuttosto che perché esse vengano tutte concentrate in un unico ambiente operativo dal quale agire, permettendoci di metterle in relazione e farle lavorare di concerto. Inoltre, essendo gli HUB personali degli ottimi interlocutori per gli smart speaker, l’integrazione permette di controllare con comandi vocali anche componenti non nativamente compatibili.integrazione

L’integrazione rende i componenti domotici dei “mattoncini per costruzioni” i quali, ovviamente, possono dare vita a elementi molto più complessi e strutturati in quanto facilmente assemblabili tra loro.

Portando degli esempi, immaginiamo uno scenario in cui siano presenti i seguenti dispositivi domotici:

  • una serie di luci
  • un sistema anti-intrusione
  • un termostato

In caso tali componenti non siano integrati (e magari né integrabili) con un HUB personale, per controllarli sarei costretto giocoforza a utilizzare sul mio strumento di gestione finale un diverso ambito applicativo (tipicamente, la propria app mobile) per ciascuno e non potrei (se non salvo alcuni casi in cui sfrutti servizi come IFTTT) orchestrarne il comportamento, ovvero definire un’unica automazione che coinvolga tutti (eg. “quando esco di casa, spegni tutto e accendi l’allarme“).

La possibilità di integrare un dispositivo alla mia domotica personale basata su HUB è eventualmente garantita da una serie di valutazioni a monte delle quali esiste un primo quesito:

il mio componente è nativamente domotico?

Se la risposta è (perché banalmente è etichettato come “intelligente”, “smart”, “domotico” o ancora più banalmente è compatibile con un ecosistema Google piuttosto che Apple o Amazon), allora la domanda seguente è:

posso integrarlo al mio HUB personale?

La risposta a questa cruciale domanda non viene praticamente mai fornita dal produttore del componente, perché ad oggi essi preferiscono comunicare la compatibilità con gli ecosistemi tanto pubblicizzati e sulla bocca di tutti piuttosto che sui ben più strutturati (e, certamente, non alla portata tecnica di tutti) HUB personali.

In caso l’HUB personale adottato sia Home Assistant, 9 volte su 10 la risposta sulla possibilità di integrare un dato componente viene direttamente dalla propria pagina-elenco dedicata ai componenti: la presenza di tale componente in questa lista garantisce l’integrazione.
Stesso discorso per openHAB presso la propria pagina dedicata agli add-on.
Homebridge, invece, necessita di una ricerca più approfondita direttamente su Google: solitamente è sufficiente associare “homebridge plugin” al nome del componente da integrare per capire, tra i risultati di Google, se esista o meno qualche elemento utile a integrarlo con tale HUB.

Le integrazioni sono essenzialmente di due tipi: indirette e dirette. Le prime, le indirette, sono integrazioni ottenute tramite l’utilizzo di servizi esterni al proprio ambiente domestico (per esempio, il cloud del produttore), mentre le dirette sono quelle che non hanno bisogno di nulla se non della possibilità da parte dell’HUB personale di “raggiungere” il dispositivo in modo, appunto, diretto, tramite l’uso della rete Wi-Fi o altri canali (protocolli come ZigBee, Z-Wave, Bluetooth eccetera). Per definizione è sempre preferibile la seconda via, perché prescinde dalla volontà del produttore di fornire un qualche servizio “ponte”.

Ma se…

…il mio componente non è nativamente domotico?

allora non c’è da disperare, perché spesso esistono soluzioni alternative per ottenere l’obiettivo.
Alcuni elettrodomestici/componenti non sono intelligenti e forse non lo saranno mai. Oltre all’ovvia (non)soluzione di sostituirli, esistono infatti tecniche atte a domotizzare il non-domotico.


Spiegato tutto questo, appare chiaro come il grado di integrabilità sia un parametro determinante sopratutto in fase di scelta e acquisto di un componente domotico: la possibilità di integrarlo con il proprio HUB personale è una caratteristica fondamentale, pena l’incapacità di far entrare tale elemento a pieno titolo nella propria domotica personale.

Approfondimento: FOCUS, “La piramide domotica”


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