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Raspberry Pi 5? Perché oggi, per l’home server, preferiamo Mini PC

Raspberry Pi 5? Perché oggi, per l’home server, preferiamo Mini PC

L’ambito degli home server per domotica personale (e non) ha vissuto, negli ultimi anni, una rivoluzione silenziosa. Se per diverso tempo il micro-computer Raspberry Pi è stato il re indiscusso – grazie al suo prezzo contenuto, le prestazioni più che dignitose e alla sua versatilità – nell’ospitare server casalinghi e molti progetti di diversa natura, l’arrivo del modello Raspberry Pi 5 e la contemporanea evoluzione dei Mini PC/Intel NUC ha radicalmente cambiato le carte in tavola. Il risultato? Per la prima volta nella storia di Raspberry Pi, acquistare il modello più recente per un utilizzo come server domestico non rappresenta più la scelta più razionale dal punto di vista del rapporto prestazioni-prezzo. E non solo per questo.

Sentimentalmente, un peccato.
Siamo infatti stati per anni grandi sostenitori di Raspberry (vedi l’enorme quantità di contenuti che gli abbiamo dedicato nel tempo), progetto il quale, in questi ultimi anni post-pandemia, ha purtroppo perso un po’ di appeal.

L’analisi che segue prende in analisi un generico Mini PC “tipo” di fascia entry-level (dotato di processore N95 con 8GB di RAM DDR4/5 e SSD NVMe da 256GB), per lo più disponibile in una fascia di prezzo dai 100€ ai 140€ e lo porta, sotto vari punti di vista, in comparazione a un Raspberry Pi 5. Le differenze non si limitano alle pure prestazioni, ma si estendono all’affidabilità, alla completezza della soluzione e, sorprendentemente, anche al costo totale una volta considerati tutti gli elementi necessari.

N.b. Mentre Raspberry Pi 5 “quello è e quello rimane“, quanto a Mini PC esistono realmente moltissime realizzazioni: diversi brand, diversi processori, diversa RAM, diverse schede video, diverso storage, diverse interfacce e quant’altro. Abbiamo scelto un Mini PC “ideale” descritto sopra perché si avvicina, sotto molti aspetti, al micro-computer al quale andiamo a paragonarlo, oltre a fornire prestazioni abbondantemente adeguate all’esigenze della stragrande maggioranze degli utenti di domotica personale. Naturalmente tutte le considerazioni che seguiranno andranno tarate in funzione di comparazioni con modelli diversi (per esempio dotati di processori più prestanti, come N100, N150 e così via, di cui parleremo comunque più avanti.

A prescindere dai risultati di questa analisi, ricordiamo i percorsi per implementare la propria domotica basata su Home Assistant tramite gli host presi in analisi:

Fattezze

Il Raspberry Pi 5 è una scheda elettronica nuda, dalle dimensioni molto ridotte, che espone direttamente i suoi chip, le porte GPIO e i connettori, senza alcuna protezione o dotazione integrata oltre al minimo indispensabile: non ha case, sistema di raffreddamento o alimentatore dedicato, che devono essere acquistati a parte, salvo acquisti in starter kit. Un Mini PC, al contrario, è un dispositivo completo e pronto all’uso, racchiuso in un case compatto che ospita scheda madre, memoria, archiviazione, sistema di raffreddamento e alimentazione, offrendo un’esperienza più vicina a quella di un computer tradizionale in formato ridotto.

Raspberry Pi 5
una board Raspberry Pi 5.

ARM vs x86

Una differenza sostanziale tra Raspberry Pi 5 e un comune Mini PC – al di là delle fattezze – risiede nelle architetture di processore, le quali sono radicalmente diverse. Raspberry Pi 5 utilizza infatti un processore Broadcom BCM2712 basato su architettura ARM Cortex-A76, che segue la filosofia RISC (Reduced Instruction Set Computing). Questa architettura si caratterizza per l’utilizzo di istruzioni semplici e uniformi, progettate per l’efficienza energetica e la semplicità costruttiva. I Mini PC (quelli basati su Intel N95 così come tanti altri modelli), invece, montano processori x86-64, architettura la quale segue la filosofia CISC (Complex Instruction Set Computing). Questa architettura supporta istruzioni complesse che possono eseguire più operazioni in un singolo ciclo, ottimizzando le prestazioni per carichi di lavoro intensivi.

L’architettura x86-64, la più diffusa al mondo, risulta generalmente preferibile rispetto ad ARM per l’implementazione di un home server perché offre una maggiore compatibilità con sistemi operativi e software server consolidati, inclusi distribuzioni Linux, BSD e Windows, che spesso vengono rilasciati e ottimizzati prima per architetture x86. Inoltre, il supporto alle estensioni hardware avanzate (come virtualizzazione integrata, istruzioni AVX, AES-NI e compatibilità con storage controller e schede di rete professionali) rende più semplice sfruttare tecniche di consolidamento come macchine virtuali (per esempio con Proxmox e VirtualBox) e container, fondamentali in un contesto domestico evoluto. Gli x86-64 garantiscono anche una più ampia disponibilità di driver e periferiche compatibili, un ecosistema maturo di strumenti di gestione e, in molti casi, prestazioni superiori in carichi multi-threaded o I/O intensivi. Sebbene ARM sia mediamente più efficiente nei consumi, l’equilibrio tra flessibilità, potenza elaborativa e supporto software continua a rendere x86-64 la scelta preferita per chi cerca affidabilità e scalabilità nel lungo periodo.

PERFORMANCE

I test di performance evidenziano un divario prestazionale significativo a favore di un generico Mini PC Intel N95 rispetto a Raspberry Pi 5. Nel benchmark Geekbench 6, il processore Intel N95 ottiene 1213 punti in single-core e 3272 in multi-core, superando rispettivamente del 54% e 115% il BCM2712 del Raspberry Pi 5 (789 single-core, 1523 multi-core). Il test Speedometer 2.0, che simula l’utilizzo web reale, mostra una differenza ancora più marcata: 149 runs/minuto per l’Intel N95 contro 56.6 per il BCM2712, rappresentando un vantaggio del 163% per il Mini PC.

Quanto a CPUMark, la comparazione dei due processori (BCM2712 vs Intel N95) anche in questo dà in vantaggio l’N95 con 5320 punti contro i 4376 del Broadcom.

Raspberry-Pi-5-vs-Mini-PC-Radar-performance

Storage

Una delle differenze più impattanti riguarda le prestazioni di storage. Mentre il Raspberry Pi 5, anche utilizzando un SSD NVMe tramite HAT dedicato (opzionale), raggiunge velocità massime di circa 855 MB/s, i Mini PC Intel N95 raggiungono facilmente – a parità di storage – i 3200 MB/s (di fabbrica). Questa differenza è fondamentale per applicazioni come server multimediali, backup automatici e database domotici che richiedono accesso frequente ai dati. Il supporto nativo per decodifica AV1 nei processori Intel N95 rappresenta un ulteriore vantaggio per applicazioni multimediali, mentre il Raspberry Pi 5 ne è ancora sprovvisto. Questo codec è sempre più utilizzato per streaming video ad alta qualità con bitrate ridotto.

RAM

L’implementazione della memoria RAM rappresenta inoltre un altro aspetto critico. Mentre il Raspberry Pi 5 è limitato alla memoria LPDDR4X non espandibile in quanto saldata a bordo della scheda, i Mini PC supportano solitamente memorie DDR4/DDR5 sostituibili, offrendo maggiore flessibilità per applicazioni future.

Affidabilità 

Uno dei talloni d’Achille storici del Raspberry Pi è la dipendenza dalle microSD quale storage primario. Queste unità di storage, non progettate per l’utilizzo intensivo tipico di un server, sono spesso soggette a corruzione dei dati e guasti improvvisi, particolarmente in caso di interruzioni di alimentazione.

La tecnologia NAND flash delle microSD presenta infatti delle limitazioni intrinseche in termini di cicli di scrittura, particolarmente problematiche per applicazioni server che generano log continui, aggiornamenti di database e operazioni I/O intensive. Il controller interno della microSD deve costantemente gestire il wear leveling per distribuire l’usura, ma questo processo non è transparente al sistema operativo e può causare latenze impreviste e/o perdita di dati.

Un eventuale upgrade a SSD NVMe tramite “HAT” (un modulo da montare “a cappello” della board Raspberry Pi 5) risolve parzialmente il problema, ma introduce costi aggiuntivi e complessità di installazione, oltre a potenziali problemi di compatibilità e stabilità del collegamento PCIe custom.

I Mini PC, invece, utilizzano ormai largamente storage SSD NVMe di buon livello direttamente integrati alla motherboard, spesso per altro sostituibili o espandibili. Questi dispositivi sono progettati per utilizzo continuativo, offrono garanzie estese e tecnologie avanzate come power loss protection. La probabilità di guasti è significativamente inferiore rispetto alle microSD; quanto alle prestazioni rispetto a un HAT m.2 montato esternamente a Raspberry, esse sono nettamente superiori.

Gestione termica 🥵

Il Raspberry Pi 5 è soggetto a note problematiche di surriscaldamento più accentuate rispetto ai modelli precedenti 4 e 3, in particolare durante compiti impegnativi come lo streaming multimediale, l’esecuzione intensiva o attività di calcolo intenso. Molti utenti hanno riscontrato che, anche con un uso non particolarmente gravoso, la temperatura può rapidamente superare i 65-70 °C e avvicinarsi o superare la soglia degli 80-85 °C, punto in cui il sistema attiva il thermal throttling, riducendo automaticamente la frequenza della CPU per prevenire danni e mantenere la stabilità. Questo fenomeno comporta un calo sensibile delle prestazioni e può causare evidenti rallentamenti nelle operazioni.

Le cause principali includono il maggior consumo energetico e la potenza di calcolo aumentata del Raspberry Pi 5, spesso non supportate da sistemi di raffreddamento adeguati, soprattutto quando si utilizza il dispositivo in case chiusi o senza ventole attive. Sebbene il Pi 5 sia progettato per resistere fino a temperature di circa 85 °C, è naturale che tutta questa dissipazione di calore è sintomo di cattiva efficienza oltre a dare, nel tempo, un rischio potenziale di fault delle componenti. Per garantire prestazioni ottimali e affidabilità nel tempo, è dunque fortemente consigliato l’uso di raffreddamento attivo e una buona ventilazione, soprattutto in scenari di uso continuo o pesante. Quando si sceglie il case per contenere la board, quindi, è fondamentale valutare anche questo aspetto.

I Mini PC, persino i più evolito (nonché molto più avanti di Raspberry Pi 5 in termini di potenza), non hanno di questi problemi. Dotati di fabbrica di più o meno forzuti sistemi di raffreddamento e di una naturale, migliore gestione termica, non solo non producono tutto il calore di un Raspberry Pi 5, ma quello che producono lo eliminano efficacemente e per lo più silenziosamente: per quanto dotati di ventole, ormai le ingegnerizzazioni e gli assemblaggi dei più recenti Mini PC li rendono praticamente inudibili, se non a rotazioni delle ventole veramente alte. N95, inoltre, è un processore piuttosto “fresco”, il quale non soffre di problemi di surriscaldamento, figuriamoci di dissipazione.

Interfacce

Un Mini PC offre in genere una dotazione di interfacce esterne molto più completa e versatile rispetto a un Raspberry Pi 5. Oltre alle classiche porte USB, solitamente in numero maggiore e con supporto a versioni più veloci (USB 3.2 o superiori), i mini PC dispongono spesso di almeno una porta Ethernet a 2,5 GbE, slot M.2 per SSD NVMe ad alte prestazioni e uscite video multiple come HDMI e DisplayPort con supporto a risoluzioni elevate. A queste si aggiungono spesso porte audio dedicate, lettori di schede SD o microSD e, in alcuni modelli, porte seriali o Thunderbolt che aprono la strada a scenari di espansione e connettività difficilmente realizzabili con un Raspberry Pi. In pratica, mentre il Raspberry Pi resta limitato a poche interfacce integrate e a un’espansione affidata al connettore GPIO o a HAT dedicati, un mini PC offre già nativamente tutto ciò che serve per gestire più dispositivi e periferiche in modo stabile e senza compromessi.

Mini PC e interfacce
uno dei tanti “look” di un Mini PC.

Consumi

Sebbene il Raspberry Pi 5 mantenga un parziale vantaggio nei consumi energetici (a riposo, 3.5 W contro gli 8.5 W di un tipico Mini PC N95), questa differenza deve essere contestualizzata. Il costo energetico annuale aggiuntivo di circa 9-10€ (a spanne) è ampiamente compensato dalle prestazioni significativamente superiori e dalla durata nel tempo di un Mini PC. Inoltre, l’assorbimento va valutato “in uso”, e non “a riposo”:  per applicazioni server che operano sotto carico continuo, la differenza di efficienza energetica si riduce ulteriormente (talvolta si pareggia o si supera), mentre il vantaggio prestazionale del Mini PC diventa ancora più evidente.

Conti alla mano

Assumeremo un confronto accettabile, ovvero un Raspberry Pi 5 che utilizzi un SSD per lavorare (impensabile oggigiorno usare la fragilissima microSD come storage principale per un proprio server domestico) e almeno 8GB di RAM (il taglio minimo, riteniamo, per dotarsi di un server dignitoso).

L’analisi economica rivela uno degli aspetti più sorprendenti di questo confronto. Mentre il Raspberry Pi 5 8GB (solo la board) costa intorno ai 90€ (riferimento ecommerce Amazon, fine 2025), il sistema non è utilizzabile senza numerosi accessori indispensabili:

  • alimentatore USB-C 27W: circa 20€;
  • case con ventola attiva: cira 15€ (indispensabile per la gestione termica);
  • microSD di qualità: circa 15€ (necessaria comunque per configurare il funzionamento dell’SSD esterno);
  • HAT M.2: circa 20€ (per collegare un SSD NVMe);
  • SSD NVMe 256GB: circa 40€ (per prestazioni e affidabilità superiori alla microSD);

Il costo totale raggiunge così i circa 185€ per una configurazione completamente funzionale. Naturalmente, i costi si possono abbattere tramite gli starter kit – puché, naturalmente, offranto quanto elencato sopra.


Un comune Mini PC Intel N95 nella fascia 100-140€ include tutto il necessario per il funzionamento: case con dissipazione adeguata, alimentatore, solitamente almeno 8GB di RAM, SSD NVMe da 128-256GB (e non la fragile microSD), e per lo più anche Windows 11 Pro preinstallato. Il risparmio economico è evidente rispetto al setup completo Raspberry Pi 5 (comunque da assemblare in proprio).

Questa differenza economica risulta ancora più significativa considerando le prestazioni superiori offerte dal Mini PC, rendendo il rapporto prestazioni/prezzo decisamente favorevole a un sistema di riferimento Mini PC Intel N95.

Il processore Intel N95 rappresenta il punto di riferimento per questa analisi. Con 4 core Gracemont che raggiungono 3.4 GHz in boost, TDP di 12W e supporto per DDR4/DDR5, offre un equilibrio ottimale tra prestazioni ed efficienza energetica. La GPU integrata Intel UHD con 24 EU supporta decodifica hardware per tutti i codec moderni, incluso AV1.

Alternative: N97, N100 e N200

L’ecosistema Alder Lake-N offre diverse opzioni per diverse esigenze:

  • Intel N97: versione potenziata con TDP 12W e frequenze fino a 3.6 GHz, per applicazioni più intensive;
  • Intel N100: versione con TDP 6W e frequenze leggermente inferiori (3.4 GHz boost), ideale per utilizzi a bassissimo consumo;
  • Intel N200: variante con caratteristiche simili al N95 ma ottimizzazioni specifiche per alcuni carichi di lavoro intensivi e minore consumo elettrico

Tutti questi processori condividono la stessa architettura e compatibilità software, permettendo di scegliere la soluzione più adatta al budget e ai requisiti prestazionali senza compromettere l’ecosistema software. La disponibilità di molteplici opzioni nella stessa famiglia di processori permette agli utenti di scalare la soluzione in base alle esigenze specifiche, mantenendo piena compatibilità software e procedure di configurazione identiche. Questo rappresenta un vantaggio competitivo significativo rispetto al Raspberry Pi, che offre una sola configurazione per singola generazione.

Conclusioni

L’analisi tecnico/economica dimostra come, per la prima volta nella storia del Raspberry Pi, l’acquisto del modello più recente per applicazioni home server rappresenta una scelta economicamente e tecnicamente irrazionale.

I Mini PC, infatti, offrono:

  • prestazioni nettamente superiori in tutti i benchmark rilevanti;
  • costo totale pari o inferiore rispetto al setup Raspberry Pi 5 completo (di SSD, di raffreddamento attivo, di alimentazione adeguata ecc);
  • affidabilità superiore;
  • piena compatibilità software completa con tutto l’immenso ecosistema x86;
  • soluzione chiavi in mano senza necessità di assemblaggio.

Raspberry Pi 5 mantiene la sua rilevanza in contesti educativi, progetti IoT con vincoli di spazio estremi, e applicazioni che richiedono specificamente il GPIO integrato. Tuttavia, per home server domotici dove prestazioni, affidabilità e completezza della soluzione sono prioritarie, l’era del dominio incontrastato di Raspberry Pi appare – almeno per il momento – definitivamente conclusa.

Naturalmente, chi possegga già un Raspberry (quale modello sia, a partire almeno dal 3 in su) potrà certamente beneficiare (e continuare a farlo) di un host valido per relizzare il proprio home server. Chi invece parta da zero, ora avrà qualche elemento in più per fare le proprie considerazioni.


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Domotica su Home Assistant (et similia): meglio Mini PC, NAS, Raspberry Pi o altro?

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