Domotizzare qualsiasi telecomando (anche rolling code) tramite contatto pulito

6 minuti di lettura
SCOPI DEL PROGETTO:
  • Controllare un telecomando infrarossi e/o radiofrequenza (inclusi di rolling code) tramite la propria domotica personale
  • Livello di difficoltà: medio
  • Costo: basso
CONCETTI AFFRONTATI:
  • logica di funzionamento dei telecomandi
  • modifica hardware
  • configurazione software
COMPONENTI SOFTWARE UTILIZZATE:
DISPOSITIVI FISICI UTILIZZATI:
GUIDA MAGGIORMENTE INDICATA PER:

Tutti gli ambienti

Note e disclaimer
  • qualsiasi modifica all'impianto elettrico dev'essere effettuata da personale qualificato;
  • qualsiasi modifica attuata in proprio è a propria responsabilità personale nonché a proprio rischio e pericolo (la presente guida ha puro scopo didattico);
  • qualsiasi modifica attuata in proprio a un dispositivo ne fa decadere la garanzia.
Revisione progetto: 2.0

Abstract

Controllare le funzioni di un telecomando via domotica, sia esso a infrarossi o radiofrequenza, è una delle chiavi di volta per riuscire a domotizzare il non-domotico.

Su inDomus ci siamo spesi in lungo e in largo nel descrivere dispositivi come il Broadlink RM Mini 3 o il fratello maggiore, l’RM Pro+, come esempi di dispositivi capaci sia di collegarsi alla Wi-Fi (e quindi alla nostra domotica) sia di trasmettere/ricevere segnali infrarossi. Tramite dispositivi di questo tipo è facile acquisire tali codici dai telecomandi originali dei dispositivi da domotizzare, inserire successivamente questi codici nella configurazione della domotica e riuscire così a controllare i dispositivi.

Esempi relativi a questo vincente approccio sono alcuni nostri progetti, tra i quali ricordiamo:

e molti altri ancora.

Il problema, purtroppo, nasce quando alcuni telecomandi, per motivi diversi, non possono ad essere “copiati” attraverso i dispositivi di cui sopra all’interno della nostra domotica personale.

Sebbene la maggior parte dei tele e radiocomandi siano facilmente riproducibili in domotica tramite le tecniche accennate sopra, alcuni rappresentano uno scoglio insormontabile per la loro stessa natura. Alcuni, infatti (specialmente quelli legati all’apertura di varchi, per non parlare poi di quelli dedicati agli allarmi), per motivi di sicurezza utilizzano codici variabili (detti rolling code) i quali appunto variano ad ogni trasmissione. In pratica la procedura di apprendimento dei codici del telecomando diventa vana, perché i codici recepiti (che poi andrebbero inseriti in configurazione domotica) non sono più validi già un attimo dopo averli rilevati.

Altri telecomandi, invece, pur utilizzando codici fissi semplicemente utilizzano infrarossi o radiosegnali prodotti rispettivamente con lunghezze d’onda e frequenze “fuori standard”, pertanto i dispositivi “ponte” tipo i sopracitati Broadlink non sono in grado di riceverli e interpretarti, rendendo impossibile la domotizzazione con la tecnica sopra accennata.

E QUINDI?

Una soluzione esiste comunque.
Se l’unico dispositivo capace di inviare un dato segnale (IR o radio che sia) è – per le ragioni di cui sopra – il telecomando stesso, beh, domotizzeremo fisicamente il telecomando stesso.

Anatomia di un telecomando

Un telecomando è essenzialmente composto da:

  • una fonte di alimentazione (tipicamente, una batteria);
  • un’elettronica di controllo;
  • un emettitore (infrarossi o radio);
  • uno o più pulsanti.

I pulsanti solitamente agiscono meccanicamente su coppie di contatti che, alla pressione, vengono brevemente messi in connessione. Quella connessione scaturisce nell’attivazione dell’elettronica che, in base alla coppia di contatti, emette tramite l’emettitore il segnale previsto nelle modalità tecniche previste.

Vediamo com’è fatto, a grandi linee, l’interno di un telecomando:

Interno telecomando radio

Come domotizzare il telecomando

Lo schema di cui sopra lascia intuire che se ipoteticamente collegassimo due fili ai due contatti di un dato pulsante e, successivamente, li mettessimo in contatto tramite l’uso (ad esempio) di un interruttore meccanico, innescheremmo la trasmissione del segnale:

Telecomando con interruttore

A questo punto, per rendere domotico un telecomando, un qualunque telecomando, sarà sufficiente applicare un attuatore al posto dell’interruttore manuale dell’esempio sopra e riuscire quindi a innescare la trasmissione del segnale (e le azioni azioni che ne conseguono) che ci serve. Ovviamente, in presenza di più pulsanti/funzioni andranno collocati altrettanti attuatori.

Ma quali caratteristiche tecniche deve avere tale attuatore?

  • Deve fornire funzionalità di “contatto pulito“, ovvero alla sua attivazione deve per l’appunto funzionare analogamente a un interruttore che unisca due contatti;
  • dev’essere facilmente integrabile in domotica;
  • deve essere in grado – quando attivato – di effettuare la chiusura del contatto per un tempo prefissato.

Quest’ultima caratteristica si spiega facilmente: un attuatore, quando attivato in questo scenario, non deve mantenere perennemente lo stato “chiuso” sui due contatti sui quali è attestato, bensì per un limitato lasso temporale (tipicamente sotto il secondo). Questo perché dovrà simulare la pressione di un pulsante, la quale appunto viene solitamente effettuata per brevissimi istanti.

Scegliere l’attuatore

La scelta in merito agli attuatori da implementare è ampia. Noi ne faremo una a noi congeniale perché già nota e “comoda” quanto basta: l’utilizzo di un semplice Sonoff Basic modificato a “contatto pulito. Una buona alternativa, qualora i canali necessari siano due, è il Sonoff Dual, anch’esso modificato a “contatto pulito”.

Sebbene esistano molti altre soluzioni (ad esempio il modulo “ITEAD 1 Channel Switch“), il vantaggio nell’uso di un Sonoff Basic modificato sta nel fatto di possedere già di per sé la circuiteria per l’alimentazione AC 230V (il modulo sopra citato, per esempio, ha bisogno anche di un alimentatore), è molto economico, piccolo, funzionale, e sopratutto supporta il firmware Sonoff-Tasmota, il quale permette di implementare un controllo di inching (ovvero della temporizzazione di auto-spegnimento) estremamente puntuale, al decimo di secondo, nonché il protocollo MQTT, il quale permette una facile integrazione presso i nostri amati HUB personali.

In caso ci sia bisogno di più di un attuatore, una scelta intelligente può essere anche quella Sonoff Dual (da modificare) oppure del Sonoff 4CH Pro, il quale, senza bisogno di alcuna modifica fisica, offre di di fabbrica quattro contatti puliti gestibili in domotica.

A prescindere da quale sia la scelta dell’attuatore da implementare, lo schema sarà analogo al seguente:

telecomando modificato con contatto pulito domotico

Effettuare la modifica

Abbiamo detto che andranno attestati tanti “fili” quanti saranno i pulsanti (e quindi le coppie di contatti) da controllare esternamente e, successivamente, altrettanti attuatori da applicarvi.

Per effettuare questa attività e prima di qualunque modifica fisica – e ancor prima di smontare il telecomando –  si abbia la cura di appurare che tutti i pulsanti che ci interessano siano effettivamente funzionanti per le funzioni che ci interessano. Sopratutto nel caso dei telecomandi rolling code non è infrequente che esistano delle procedure specifiche per effettuare la programmazione dei pulsanti e delle funzioni: a tale scopo far riferimento alla documentazione speifica dell’impianto che si va a domotizzare tramite la modifica fisica del telecomando.

Dato che si tratta di una modifica fisica, potrebbe essere successivamente ostico riprogrammare le funzioni del telecomando.

Effettuate tutte le verifiche del caso, smontare il telecomando e, dotandosi di santa pazienza, di un piccolo saldatore, fili e stagno, provvedere alla saldatura delle varie coppie di fili sui contatti dei pulsanti che prevediamo di domotizzare come da progetto.

Dopo la modifica

CON SONOFF BASIC MODIFICATO

In caso si sia scelto di utilizzare (come sopra illustrato) un Sonoff Basic (modificandolo) la lista di cose da fare sarà la seguente:

CON SONOFF 4CH PRO R2

In caso si sia scelto di utilizzare (come sopra illustrato) un Sonoff 4CH Pro R2, la lista di cose da fare sarà la seguente:

ALTRO TIPO DI ATTUATORE

A questo punto, assumendo che siate stati in grado di alimentare il vostro attuatore e di collegarlo, come contatto pulito, ai contatti del telecomando, non vi resta che controllarlo, quindi:

  • configurare il/gli attuatore/i presso il proprio HUB personale come interruttori MQTT (l’integrazione è relativa alla scelta fatta).

N.b. L’idea sopracitata di configurare gli attuatori presso il proprio HUB come semplici interruttori MQTT non è la scelta preferibile. Questo perché così facendo la rappresentazione logica di ciò che andiamo a domotizzare presso l’HUB personal non è corretta: se domotizzo l’apertura/chiusura di tapparelle, di un cancello, di un allarme o qualsiasi altra cosa non mi aspetto di dover usare, sul mio HUB, dei semplici interruttori, ma piuttosto un’entità vera e propria che rappresenti, in tutte le sue funzioni, l’elemento domotizzato.

Esempio: nel caso della domotizzazione di un il telecomando di un cancello, configurando gli attuatori come semplici interruttori MQTT mi doterei appunto di due interruttori on/off i quali, rispettivamente, comandano apertura e chiusura. Molto più corretto sarebbe configurare un’unica entità “serratura” la quale, quando selezionata “aperta” comandi l’apertura, viceversa la chiusura.

Per fare questo è possibile usare facilmente Node-RED. A questo abbiamo dedicato un esteso progetto.

Uso

Se avrete fatto tutto bene e indipendentemente dal tipo di strumenti di gestione finale che utilizzerete, all’atto di attivare l’attuatore (o gli attuatori), il componente provvederà a chiudere il contatto pulito per il lasso di tempo da voi prescelto e il telecomando si azionerà, eseguendo ciò che era stato programmato per fare.

A questo punto il limite è la fantasia: nel momento in cui l’elemento è domotizzato ed è rappresentato da un’entità funzionante in domotica, è possibile farne ciò che si vuole (controllarlo a meno, automatizzarlo ecc.).


ITEAD Sonoff BasicATTENZIONE: ricorda che sul nostro community FORUM c'è una sezione ad hoc dedica ai Sonoff (e più generalmente ai dispositivi ESP8266), per qualsiasi dubbio, domanda, informazione nel merito specifico di queste componenti.


Please comment below