Apple HomeKit? Non cresce mai, nemmeno al WWDC 2020

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Works With Apple HomeKit

Tre minuti su quasi due ore di presentazione: questo il tempo dedicato da Apple alle novità del suo HomeKit, il progetto dedicato alla domotica personale in chiave Apple, nel corso dell’annuale sessione di apertura del WWDC 2020, il congresso internazionale dedicato agli sviluppatori della mela morsicata.

Forse perché di novità – vere – come ormai d’abitudine su questo fronte non ce ne sono.

In un’occasione sicuramente sottotono – nessuna messa laica in presenza di centinaia di fanboy urlanti ma “solo” un video pre-registrato – Apple non ha mancato di fare annunci molto importanti sul fronte del nuovo sistema operativo mobile iOS (nonché delle declinazioni iPadOS e WatchOS e del nuovo macOS, Big Sur) nonché quello (ormai dato per scontato) che prevede la transizione in un paio d’anni dai processori Intel a quelli prodotti da sé per quanto riguarda i computer.

Per quanto riguarda invece Apple HomeKit, anche quest’anno  (anzi, quest’anno anche meno rispetto l’anno passato, il che era difficile) – pochissime le novità presentate in termini di funzionalità legate al controllo della domotica personale.

Non avendo ancora testato le prima beta di iOS/iPadOS/WatchOS/Big Sur non possiamo confermare che non ci siano grosse novità sotto il cofano, ma se ce ne fossero state immaginiamo sarebbero state quantomeno citate alla lontana – tanto più che si trattava di un evento ufficiale; comunque sia Yah Cason (lo speaker chiamato dall’azienda per parlare di HomeKit) ha fatto riferimento al tavolo di lavoro all’opera su nuovi standard aperti per la domotica (di cui abbiamo già parlato, ma che sinora ha prodotto un percepito zero barrato di risultati tangibili) ai quali HomeKit ovviamente aderirà nonché a una nuova, interessantissima funzionalità tale da – udite udite – regolare la temperatura del colore delle luci di casa in base al momento della giornata. Qualcosa che insomma facciamo da anni con gli HUB personali, ma che vuole fare, signora mia.

Un minimo interesse l’ha acceso il terzo e ultimo argomento toccato, ovvero la gestione delle IP Cam, ovvero le videocamere da videosorveglianza domestica. La nuova versione di “Casa” (l’app di gestione di HomeKit) permetterà di escludere porzioni del fotogramma ripreso dalla telecamera, così da non innescare l’evento “movimento rilevato” quando non è il caso (cosa che facciamo con motionEye ed altri strumenti certo non da oggi, ma tant’è), ma sopratutto riconoscere visi, così da essere allertati via notifica in modo appropriato. Interessante, senza ombra di dubbio.

Tutto qui. Tutte notizie, comunque, già ampiamente annunciate in marzo.

Oltre che ironizzare, altro non possiamo fare. La verità è che siamo molto delusi da Apple per la poca attenzione e il poco interesse verso un progetto che a suo tempo ha acceso un faro sul nuovo corso della domotica personale, un progetto che poteva fare scuola e guidare questa nuova dimensione tecnologica.

Nessuna apertura ad Android, nessun supporto ad altri smart speaker che non siano HomePod, nessuna evoluzione importante in termini di flessibilità nelle automazioni, nessuna apertura a standard aperti come MQTT e similari. Niente. Zero. Nada.

Sempre meno interessante, sempre più di nicchia, sempre più vecchia Apple.

Sapranno quello che fanno.
Ma lo sappiamo anche noi, perdonateci l’arroganza, quando affermiamo che oggi HomeKit non è più di alcun interesse, o quasi.
Se volete far vera domotica, le soluzioni sono ormai altre. Il treno è partito, raggiungerlo, per Apple (sempre che voglia) non sarà facile.

Si parla di HomeKit a 1:34:00

WWDC 2020 Apple HomeKit
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