La “piramide domotica”: come realizzarla al meglio

CONCETTI CHIAVE

– Se si sono fatte proprie le nozioni espresse nel nostro percorso di formazione, sarà chiaro come gli elementi in gioco in una domotica ben strutturata siano diversi e, va da sé, non tutti aventi lo stesso ruolo. Utilizzeremo dunque la metafora della piramide per capire dove si posizionino i vari elementi, con chi “parlino” – verso il basso e verso l’alto – e quali siano le relazioni tra di essi.

A causa del grande, recente successo di strumenti di gestione finale come smartphone e smart speaker molti, ignari delle reali potenzialità della domotica, partono istintivamente a realizzarla ponendo tali elementi come base sulla quale costruire il resto della propria domotica.

È di fatto l’errore più comune e diffuso: gli strumenti di gestione finale (da qui S.G.F.) sono al vertice di una domotica personale ben strutturata, non alla base.

Vediamo perché.


La piramide – quella corretta e da noi caldeggiata – è la seguente:

Piramide domotica

LA BASE

Alla base della domotica personale giacciono tutti quelli che sono gli elementi fisici e logici:

  • dispositivi
  • attuatori
  • sensori
  • BRIDGE-Gateway

Questi elementi sono di fatto gli elementi “atomici” che compongono la nostra domotica. Ovviamente rientrano in questo gruppo anche elementi non fisici, come ad esempio i “sensori virtuali” (con dati provenienti da fonti esterne, per esempio servizi Internet).

PIANO PRIMO

Il primo piano rappresenta lo strato relativo alla tecnologia di comunicazione. Serve fondamentalmente per far parlare il secondo piano (HUB personale) con la base, in modo bidirezionale.

SECONDO PIANO

Rappresenta l’HUB personale (scelto e implementato dall’utente) della propria domotica.

Tale elemento già di per sé rappresenta la domotica stessa, in quanto unico punto di collettore dove giacciono:

  • tutte le entità domotiche, rappresentazione degli elementi posti sulla base;
  • tutte le automazioni e gli elementi di controllo.
TERZO PIANO

Il primo piano rappresenta lo strato relativo alla tecnologia di comunicazione da e verso gli strumenti di gestione finale . Solitamente è il classico TCP/IP, via reti Wi-Fi, reti mobili ecc.

VERTICE

Qui giacciono gli strumenti di gestione finale:

  • smartphone
  • web browser
  • computer, tablet
  • smart speaker

Questo posizionamento lascia intuire come tali componenti possano dialogare tramite messaggi da e verso il piano sottostante, il quale parla a sua volta col piano a lui sottostante e così via fino alla base – e ritorno.

Vantaggi e svantaggi

Come tutte le soluzioni, questo approccio presenta vantaggi e svantatti.

Il vantaggio di un HUB personale posto a metà della piramide sta nel fatto tutti gli elementi sottostanti siano di fatto “astratti verso l’alto”, il che significa che agli occhi del vertice tali elementi siano semplici elementi dotati di proprietà, stati e metodi, indipendentemente dalla loro tecnologia.

Poniamo il caso di avere in casa più luci “intelligenti”:

  • LED della marca A funzionanti tramite tecnologia X;
  • LAMPADINE FISSE della marca B funzionanti tramite tecnologia Y;
  • LAMPADINE REGOLABILI della marca C funzionanti tramite tecnologia Z.

Non avendo implementato un HUB, probabilmente dovrei accertarmi di:

  • avere un’app sullo smartphone per ognuna delle accoppiate;
  • che il mio smart speaker sia compatibile con esse

Inoltre, ogni accoppiata sarebbe avulsa dalle altre, senza poter essere quindi controllate in gruppo.

In presenza di un HUB personale, invece:

  • sul mio smartphone utilizzo un’unica app, quella che comunica con il mio HUB;
  • presso di esso le luci sono tutte, semplicemente, “luci”;
  • lo smart speaker dialoga solo con l’HUB personale, pertanto il grado di compatibilità di tali luci/tecnologie verso di esso non mi interessa più.
  • le luci potranno essere controllate in gruppo, anche tramite automazioni.

Ovviamente tali luci/tecnologia dovranno essere integrabili con l’HUB, questo è ovvio.


Lo svantaggio di questo approccio è che l’HUB personale rappresenta, sempre, un single-point-of-failure: in caso di blocco di tale elemento, tutta la domotica smetterebbe di funzionare in blocco.

Il problema però è relativo, in quanto:

  • gli HUB personali sono realmente molto, molto robusti;
  • anche in caso di fault dell’HUB, rimarrebbero vere le affermazioni di cui sopra, pertanto gli elementi potranno comunque essere controllati singolarmente con le proprie app dedicate.