Domotica, da dove partire

La domotica – illustre sconosciuta – è un ambito che può essere affrontato in due modi completamente contrapposti: delegando oppure afferrando il toro per le corna.

Delegare significa rivolgersi a un buon installatore (il problema è capire cosa significhi buono, e sopratutto come riconoscerlo) e affidarsi a soluzioni “buy”, ovvero soluzioni chiavi in mano le quali, una volta installate nel proprio ambito, soddisfino a grandi linee tutte le proprie esigenze. È un approccio senza dubbio vincente: solleva l’utente da crucci tecnologici, permette di ottenere l’obiettivo in tempi rapidi, garantisce – solitamente – supporto un determinato periodo di tempo da parte di chi ha fornito la progettazione e realizzazione dell’impianto.

Non sono però tutte rose e fiori. Questo approccio ha anche grossi limiti, a partire dal costo finale: spesso soluzioni domotiche di questo tipo arrivano a costare anche diverse migliaia di euro, in base alla complessità degli ambienti da gestire e dalle funzionalità previste. A prescindere dalla cifra (che in alcuni fortunati casi può essere un’invariante), l’aspetto più debole di queste soluzioni è la natura black-boxed: si tratta per lo più di sistemi chiusi, non personalizzabili ed espandibili se non tramite componenti forniti da produttore stesso, il quale provvede anche all’installazione, alla configurazione, alla manutenzione.

Questi sistemi spesso non garantiscono un alto grado di compatibilità e, cosa ancor più grave, tendono ad invecchiare col tempo – questo non significa che smettano di funzionare, semplicemente per stare al passo con l’evoluzione tecnologica prevedono negli anni di essere sostituiti con sistemi più moderni: sono poche infatti le soluzioni retrocompatibili con altre – magari pur dello stesso produttore – realizzate precedentemente (il che spesso deriva da una questione squisitamente legata al modello di business).

L’alternativa a questo scenario, come da tempo predichiamo, esiste.

home automation ambient

Esiste infatti nella possibilità di approcciare a questa nuova tecnologia in modo del tutto personale (da qui appunto il concetto di “domotica personale“), provvedendo da sé all’innalzamento del grado tecnologico del proprio ambiente, pur senza la necessità di grandi competenze tecniche.

inDomus ha in questo tipo di divulgazione il proprio mandato: aumentare la consapevolezza del lettore rispetto alla possibilità di realizzare una propria domotica partendo da semplici, comuni componenti presenti sul mercato, i quali per lo più non modificano l’impianto pre-esistente (con tutto quello che di positivo ne consegue) e, laddove la cosa sia obbligata, richiede solo l’intervento di impiantisti qualificati per l’installazione, mentre il successivo uso e configurazione rimane in carico all’utente.

Questo tipo di approccio ha svariati vantaggi.

Il primo, lampante, sta nel costo ridotto. È comprovatamente vero come, per un ambiente di medie dimensioni, dotarsi di funzioni (anche piuttosto evolute) analoghe a quelle di soluzioni “buy” arrivi a costare una frazione rispetto ad esse. I componenti domotici presenti sul mercato tendono ad evolversi e, al contempo, costare sempre meno; dotarsi dei primi elementi (cardine) alla base della propria domotica personale prevede una spesa intorno ai 50 euro. Avete letto bene: cinquanta.

In secondo luogo, permette di procedere per gradi. A differenza di impianti complessi di tipo “buy”, la domotica personale può esser metaforicamente vista come una costruzione in mattoncini LEGO, la quale parte dal basso e con pochi elementi ma, nel tempo, può cresere sulla base delle esigenze. Sono proprio le esigenze, spesso, a non essere chiare: dato che chi ancora non possiede una propria domotica fisiologicamente non ne consce fino in fondo le reali potenzialità, la possibilità di farla evolvere lentamente, nel tempo, permette una progettazione e realizzazione “strada facendo”; le soluzioni “buy” obbligano infatti a sapere sin da subito “cosa si voglia”, per lo più obbligando l’utente ad affidarsi ai consigli di chi gli realizza l’impianto, più che sapere precisamente, da subito, “a cosa gli servirà la domotica“. Procedendo per gradi, acquisendo competenze, si alimenta la fantasia e ci si apre a scenari inimmaginabili a tavolino.

In ultimo, la prospettiva: proprio perché concepita modularmente, una domotica personale difficilmente invecchia: la sostituzione del singolo componente è per lo più elementare, il che permette un continuo aggiornamento – laddove si voglia – del proprio ambito domotico.

Lo svantaggio, l’unico, nella realizzare una propria domotica personale è quello del dover far da sé, obbligando l’utente nel dotarsi di un minimo bagaglio tecnico. L’approccio fa la differenza: quello che su inDomus proviamo a fare ogni giorno è proprio rendere edotte persone con una buona attitudine mentale rispetto alle nozioni basilari necessarie per accendere un piccolo fuoco culturale e, nel tempo, renderlo un incendio.

Se si è interessati alla prima strada è sufficiente trovare un buon installatore che analizzi il vostro ambiente, effettui un preventivo ed eventualmente realizzi il vostro ambiente domotico.

Se si è  invece interessati a sperimentare l’approccio personale, tutto parte da qui.

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