Che succede alla domotica personale quando Internet non funziona?

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modem router

Alcune tra le paure più consolidate nell’inconscio di chi ipotizzi l’adozione della domotica personale, insieme ad altri luoghi comuni, sono legate alla comportamento della stessa in caso di malfunzionamenti. Alcune di queste paure, ben intenso, possono avere un fondamento, ma nella maggior parte dei casi si tratta solo di ignoranza sui temi che riguardano il contesto. Vediamo, con questo focus, di approfondire gli scenari che ci si può aspettare in un ambiente domotizzato il quale perda, improvvisamente, l’accesso alla rete Internet.

Quando ci si avventura nella definizione della propria domotica personale solitamente ci si dota di un HUB personale presso il quale tutti i componenti domotici presenti convergono per diventare un tutt’uno di automazione e controllo. Quell’unico elemento vive nell’ambito della rete domestica (via Wi-Fi e/o cavo) la quale, grazie al modem per la connessione alla rete, può dialogare con Internet.

Ma a cosa serve Internet in un ambito di controllo domotico domestico e quindi privato?
Sostanzialmente a due cose:

  • permettere il controllo remoto della domotica;
  • consentire all’HUB di contattare i servizi cloud esterni i quali, a loro volta, parlano con i componenti presenti in casa al fine di integrarli presso l’HUB personale.

Spieghiamo meglio quest’ultima considerazione, perché per alcuni potrebbe risultare ostica da capire.

Abbiamo tante volte spiegato come l’integrazione sia alla base dell’adozione della domotica personale: consiste, essenzialmente, nel far sì che i vari componenti convergano e possano essere dunque controllati tramite l’HUB personale. Per ottenere l’integrazione le strade sono solitamente due:

  • un’integrazione diretta ottenuta tramite il sistema nervoso della domotica personale, il quale consente all’HUB di dialogare col componente in modo, appunto, diretto;
  • un’integrazione indiretta, ovvero tramite servizi cloud ai quali sia il componente da integrare sia l’HUB si colleghino così da riuscire a dialogare grazie a un “tramite” (appunto, il cloud).

Senza se e senza ma, l’integrazione diretta è sempre preferibile all’indiretta, sia per questioni di performance sia per questioni di privacy. L’integrazione diretta, infatti, vede tra l’HUB e il componente un dialogo senza intermediari, il che rende la cosa estremamente performante e sicura. Un esempio? Molto semplicemente, l’uso di componenti ZigBee e/o Z-Wave, oppure dotati di protocollo MQTT.

Quando però non è possibile integrare il componente in modo diretto, l’alternativa (se previta) è quella di utilizzare i servizi cloud tipicamente offerti dal produttore del componente da integrare. Quando questi servizi sono disponibili gli HUB personali vengono dotati – il più delle volte grazie alla community di programmatori di tutto il mondo – di componenti in grado di “parlare” con questi servizi internet e, di rimbalzo, con i componenti presenti in casa. Un esempio? Prendiamo l’integrazione di un termostato Tado° con Home Assistant: il produttore fornisce il cloud al quale primariamente si collega il termostato stesso, Home Assistant è a sua volta dotato del componente per dialogare con tale cloud, con il risultato di riuscire ad integrare il termostato come entità di Home Assistant.


Quindi, cosa succede quando “salta Internet”?
Beh, ovviamente dipende.

Connection Lost

Innanzitutto è bene distinguere le motivazioni per cui Internet possa smettere di funzionare. Un conto è che il fornitore di accesso abbia un malfunzionamento e quindi isoli l’unità domestica; un altro, che il modem smetta di funzionare per guasto improvviso.

Se si guasta un modem/router che gestisce sia la connessione Internet WAN che la copertura Wi-Fi/LAN di casa, a questo punto la domotica semplicemente smette di funzionare, perché l’HUB personale non può più dialogare tramite TCP/IP – il protocollo privilegiato e canalizzato dalla Wi-Fi/LAN. Soltanto le comunicazioni tra l’HUB e componenti basati non su TCP/IP (ma su ZigBee, Bluetooth, Radiofrequenza, Z-Wave eccetera) continueranno teoricamente a funzionare, ma ovviamente in modo sterile, dato che l’HUB non sarà comunque più controllabile dall’utente.

Se invece il problema è solo legato alla connessione Internet – quindi la rete Wi-Fi/LAN rimane funzionante (o perché a gestirla è un router ad hoc o perché il modem/router ha solo problemi verso Internet e non nella gestione della rete locale), allora le cose cambiano. L’HUB infatti continuerà ad essere utilizzabile da parte dell’utente, e così tutte le varie componenti ad esso integrate… purché integrate in modo diretto.

Poniamo infatti di avere integrati in configurazione dei punti luce (in modo diretto) e un termostato (in modo indiretto): va da sé che, non funzionando Internet, l’HUB ci permetterà di continuare a governare i punti luce ma non il termostato, perché sia il componente di integrazione dell’HUB sia il termostato stesso non potranno collegarsi ad Internet.

Con la caduta del servizio Internet sarà ovviamente anche preclusa la possibilità di controllare da remoto la propria domotica.

In tutti i casi di cui sopra, comunque, la possibilità di controllare manualmente un componente domotico – laddove sia prevista – rimane operativa: ipotizziamo per esempio la presenza di attuatori Sonoff controllati anche tramite interruttori/pulsanti esterni. In tale caso, sia in assenza di connessione Internet sia in assenza di copertura Wi-Fi/LAN, il buon vecchio interruttore a muro rimarrà sempre e comunque operativo. Ecco perché è importante, a prescindere, dotarsi di componenti che non solo abbiano una caratterizzazione domotica, ma anche, il più possibile, manuale.

Un esempio classico è anche quello dato dai termostati domotici: per quanto evoluti, in caso di assenza di copertura di rete nessuno ci vieta di alzarci dalla poltrona e regolare la temperatura dell’ambiente… agendo direttamente sul termostato.